Al tavolino del bar secondo capitolo

redmark Attenzione : si usa linguaggio colorito in quello che segue. Le situazioni descritte sono adatte ad un pubblico adulto.

Capitolo 2 – La sera prima

La sera prima due donne, carine, stavano coi gomiti poggiati su di un tavolino tondo all’aperto; il locale dove erano non era il massimo dello chic però faceva buoni salati e buoni negroni.
Laila stava succhiando con le sue labbra deliziosamente gonfie giustappunto un negroni, con troppo ghiaccio, come preparano sempre alle ragazze pensando che non reggano l’alcol; non che in questo caso fosse errato, anzi nello specifico Laila proprio non reggeva bene, ma ci si applicava con quella delicata perseveranza di chi vorrebbe e non può.
Mentre il sole scendeva piano dietro i palazzoni della periferia, Nico la osservò: l’amica si teneva la testa con entrambe le mani, braccia poggiate sui gomiti al tavolino, mentre guardando verso l’ingresso del bar masticava la cannuccia; c’era rimasto solo il ghiaccio in quel bicchiere. Schiena dritta, spalle larghe capelli sciolti lungo la schiena nuda e abbronzata, non era bella anzi, tuttavia aveva dei lati perfetti, mischiati con altri completamente sgraziati e per questo o piaceva da matti o non piaceva proprio. In
quel vestito carta-da-zucchero, senza reggiseno, le scarpette bianche, splendeva, era favolosa: come una specie di trans bellissimo, ma senza “sorpresa” tra le gambe.
Aveva una specie di piccolo livido sulla guancia sinistra, Nico lo sottolineo indicandolo col dito.
“Che ti sei fatta in viso Lalla?”
Laila mollò la cannuccia con la lingua ed assunse un espressione beatamente ebete.
“Qui?” Si toccò la guancia “…oh, niente.”
“Ti sei rivista con Mimmo? Ma non vi siete lasciati?”
In realtà si erano lasciati almeno cinque volte, o meglio, Laila aveva lasciato lui cinque volte, poi l’aveva sempre ricercato; Nico sospettava per l’evidente, completa, passione che sconvolgeva quei due e un’incompatibilità totale di carattere.
“Sì!” Lo disse come beccata a copiare il compito in classe.
L’aveva scopata a morte, era ovvio, ed ecco perché quella faccia ebete, stava sentendo le farfalline nella pancia, come diceva lei. Nicoletta la invidiava, non sentiva più quella sensazione da un bel po’ e le cominciava a mancare. Poteva fare da sé, si dava un bel piacere da sola e anzi probabilmente, visto quanto era piena in quel preciso momento, in quell’estate secca, appena a casa si sarebbe divertita, però…
“Sì, mi sono rivista con lui. Oh, lo so è una storia finita e finita ancora e non lo devo illudere e anche mia sorella me lo dice: così lo illudi!” Imitò la voce più acuta della sorella. “…lui però è… Lo odio ancora come la prima volta e lo voglio: come mi guarda, mi viene voglia di levarmi la maglietta di sentire le sue dita sui fianchi di sbottonarmi i pantaloni,…”
L’altra si pentì di avere domandato e si dette un avviso: attenta Nico, sai come Laila va sul descrittivo.
“…E stamattina è successo, l’ho chiamato perché mi sentivo sola, sola in quel modo lì dove ti senti sola! Ecco.”
La capiva. Va bene, l’aveva scampata stavolta, non era partita con nessun racconto candido dei suoi. Candido perché raccontava con ingenua bontà di tutto quel che…
“Ah, mi hai chiesto del livido. E’ che durante le ultime, le ultime fasi del nostro rapporto stamattina io gli ho detto, e mi pento perché non volevo perdermi così, io gli ho detto,…” parlava a raffica senza prendere fiato “…Sono aperta come una ranocchietta, sfondami! E lui mi ha preso in parola e mi ha pigiata bene bene! Uff come sa fare lui. Ma perché non trovo nessuno con quella forza. E insomma, nell’ultime schermaglie ecco, prima che mi inondasse letteralmente…” Laila Laila… “…gli è venuto di mordermi appena sulla guancia, con i canini sai, solo che ha stretto un filo troppo. Come un lupo…” Ecco. Fortunata stronza. “…E poi mi ha riempita, letteralmente te l’ho detto. Tenendomi schiacciata contro di lui per le chiappe, come se volesse farmelo passare dietro la schiena. Sai che dico stronzate quando mi succede così? Credo di avergli detto che stavo…”
Il tavolo di fianco era abitato da due signore oltre la sessantina, già con il turchinetto a tingere i capelli e l’abito pronto per la balera, si erano azzittite; Laila non parlava a voce alta, però a giudicare dal silenzio che era sceso, le ultime battute, le tipe se l’erano gustate.
“Basta, non mi dire niente. Ti prego che qui sono secoli che l’aratro non solca il terreno.”
Mimmo, quasi quasi era da telefonargli per sentire se, no ma che stava pensando. Era un amico alla lontana e non gli era mai piaciuto davvero come uomo. Scherzi brutti l’astinenza Nico.
8
Ad un tavolino sull’angolo opposto, da alcuni minuti si era seduto anche un uomo; il volto le era sembrato familiare, però non si era voltata per guardarlo, già stavano dando spettacolo e Lalla era caricata a molla.
“E insomma, ma secondo te faccio bene?” Chiese Laila.
“In che senso?”
“Non lo dovrei rivedere, perché mi sto vedendo anche con un altro e poi boh, ah che casino.”
Rimasero un po’ in silenzio, Laila prese a giocare col telefono, si sentivano i bip, poi sorrise: aveva ricevuto un messaggio da un qualcuno. Nico buttò giù il restante negroni. Alé, ce ne vuole un secondo.
Nel frattempo l’uomo dell’angolo si era avvicinato al loro tavolo. Aspetto interessante; così ad occhio Nicoletta lo giudicò sui quarantacinque. Dove lo aveva già visto? Nah, era uno sconosciuto.
“Scusate se vi interrompo. Tu sei Nicoletta vero?”
Lui la conosceva.
“Si, ciao sono Nicoletta.”
L’uomo porse la mano.
“Dario. Non ti ricordi vero?”
L’attimo di imbarazzante vuoto significava un: no evidentemente no non mi ricordo di te. Nico non lo disse.
“Ah, è ovvio che non ti ricordi” Riprese a parlare.
Dario, il nome le ricordava qualcuno?
“Ciao io sono Laila,…” L’altra allungò la mano che Dario strinse. “…siedi siedi, che si stavano facendo due chiacchiere sciocche.”
Nico fu sul punto di fulminare con lo sguardo l’amica, ma fece posto scostando, rumorosamente la sedia di ferro.
“E insomma, Dario, che ci fai qui?” chiese lei
9
“Mah, mi ero fermato per bere qualcosa poi vi ho visto e mi sono detto, dai vai a salutarle.”
“E cosa ti ha mai fermato prima, che non ti ha trattenuto ora?” Non del tutto involontariamente Nicoletta diede alla domanda un ché di ironico
“Che parlavate di cose personali, con tanta enfasi, tanto che mi pareva brutto interrompere.”
Nel frattempo era arrivata la cameriera, poco più che ventenne a lasciare il bicchiere.
“Insomma, mi conosci, io mi spiace ma non ricordo.”
“Una Vespa, tanto tempo fa, in due per andare a mangiare un gelato,…”
Qualcosa riemerse dalla memoria di Nicoletta, una vespa bianca, un tipo divertente.
“…poi, dopo un po’ di chiacchiere, eravamo lì sulla spalletta della fortezza, stavamo bene e sono arrivati tutti quelli della tua compagnia, abbiamo proseguito per un po’ a parlare, alla fine te ne sei andata.”
Lo squillo del telefono di Laila interruppe la conversazione.
“Scusate! Pronto?”
Osservarono Laila alzarsi.
“Scusate scusate.”
E allontanarsi.
“E non ci siamo più rivisti?”
“Oh si, si qualche altra volta, ma solo per un saluto, nulla più.”
In effetti da lì a qualche settimana Nicoletta si sarebbe fidanzata con l’amore della sua vita, per poi venire scaricata, sempre dall’amore della sua vita, un paio di anni dopo; corna incluse.
“Ma non ti ho mai più rivisto. Dov’eri finito?”
“Gli studi, il tempo era poco e poi il lavoro; mi ha portato a girare. Di tanto in tanto tornavo per vedere come stavano i miei, anche oggi sono qui per rivedere mamma.”
Sorseggiò un po’ del liquido rossastro del bicchiere. Nico aveva sete, ma non voleva bere più niente.
“Nico?” Lalla era ritornata “Mi spiace bisogna che scappi via, sai da chi vado vero?”
“Come no.” Sicuramente Mimmo per il secondo round.
Si baciarono e Lalla, gioiosamente baciò anche Dario lo sconosciuto Dario.
“Ci rivedremo vero Dario?” Lo tenne per mano volutamente. “…tanto io e Nico,” Il nome dell’amica sottolineato con una nota più bassa “…siamo qua spesso.”
“Certo, certo.”
Dario si alzò e aspettò a sedersi che l’altra se ne fosse andata.
“Forte la tua amica.”
“Oh e non sai quanto. E insomma mi hai riconosciuta dopo anni.”
“Sì, non è che siano passati così tanti anni e poi, non è che sei cambiata. Forse nel vestire, ma poco. Quando ti conobbi avevi un vestitino scuro molto carino.”
Nico sorrise. Un’ora dopo erano ancora lì e a dirla tutta, Nicoletta stava bene.
Un’ora dopo ancora si erano promessi di ritrovarsi la sera successiva, salutandosi con una stretta di mano e un bacio casto sulla guancia. Il cuore di Nicoletta però era già partito a mille. Dannato.

 Al tavolino del bar, [intro] [p1] [p2] [p3]

 

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