Capitolo 5 – non distruggere le piante di menta

 

Entrata in casa si sentì decisamente affamata, tolse dal frigorifero un po’ delle cose avanzate e che poteva mangiare fredde, quindi apparecchiò sommariamente e sommariamente dispose il cibo. Contenta bevve con calma un buon bicchiere d’acqua che sentì scendere giù aprendosi una specie di sentiero fresco sino allo stomaco.
La sera prima avevano davvero esagerato con il vino, evidentemente doveva averne bevuto tanto, eppure niente malditesta o ché, certo nausea un po’ ma non abbastanza. Chissà, magari l’avere fatto moto ed avere sudato, le aveva fatto passare la sbronza.
Lalla. Già… Tutti hanno un’amica come lei? Mah, Nico non ne era proprio sicura, Lalla era decisamente avanti.
Prese in mano il telefono e compose.
“Pronto?”
Risposta a tempo zero, Lalla era già sul telefono, pronta a rispondere.
“Ciao Lalla, che fai di bello questa sera?”
“Esco con te, a proposito, scendi le scale alle sei che passo a prenderti, senza parcheggiare.”
“O-Ok.”
Click! Breve e concisa, e curiosa.
Si spogliò del tutto, andò al bidet, era di quelli con lo zampillo e giocò un po’ con l’acqua e con le sue intimità; aveva urgenza di venire un’altra volta, aumentò ritmicamente i movimenti, finché non sentì quell’insieme di calore e umore che sapeva. Restò con due dita dentro di sé per un altro poco, finché le pulsazioni non scesero; una bella mattinata.
Qualche ora dopo, una doccia ulteriore ed una buona sessione di trucco per ravvivare il look, Nicoletta stava scendendo con cautela gli ultimi gradini fuori dal portone; Laila era già lì davanti con la macchina ferma e le quattro frecce. Nico guardò l’orologio: le sei meno sette minuti.
“Ciao tesoro, vieni che si parte subito.”
L’amica la fissò con gli occhioni di una bambola di plastica, di quelle con le ciglia lunghe, mentre lei si sistemava la cintura di sicurezza tra i seni.
“Ehi Nico,…” fece Lalla “…hai il delcolté arrossato.”
In effetti.
“Un po’!”
“C’ha dato giù peso il bimbo.”
“E non hai visto l’inguine e il coccige.”
Lalla inspirò. “Wow” Innestò la prima, mise le freccia e partì di scatto.
“Dove corriamo di bello?”
“Al solito nostro posto, dove io ti offro un bel cuba libre e tu mi racconti tutto.”
“Dove tu mi offri dell’aranciata e io ti spiego tutto.”
“Oooh,…” Era una O soffice tra lo stupito e lo scherzoso “…Allora è andata molto molto bene.”
Anche troppo. Pensò Nico.
Il locale era il solito, loro due sul tavolo vista passeggiata, a fianco un’odorosa pianta di menta, gli occhi di Laila impazienti di farsi raccontare tutto quanto.
“Allora allora dai, dimmi cosa hai combinato.”
“Ma sei proprio curiosa.”
“Si, voglio anche i particolari! Intanto quanto ce l’ha grosso?”
Arrivò la cameriera, sorrise loro.
“Avete già deciso? Ripasso?”
Non sembrava avere sentito di cosa stessero parlando. Non che l’avrebbero sconvolta. Si chiamava Camilla e non era certo una monaca di clausura. Ben per lei ovviamente.
“Ah per me un bello spritz e per la mia amica aran…”
“Anche per me.” L’interruppe Laila.
“Due spritz. Segnati.” Fece Camilla.
“Ma l’aranciata?”
“L’aranciata dopo.”

Alla fine del sommario racconto di Nicoletta, Laila rimase qualche secondo senza rispondere né dire nulla. Poi esordì quasi parlando con il bicchiere con cui stava giocando; vuoto.
“Non sapevo che usavi anche il culetto. Sai che mi hai stupito?”
L’altra la guardò imbronciata.
“Ma dai? Eh, non è che ti racconto tutto! Comunque hai frainteso, quando mi sono seduta su di lui è entrato davanti non dietro.”
“Io sì, ti ho raccontato anche di quel mio breve interludio col tipo, sai quello delle moto d’acqua,…”
Nicoletta annuì. “Ah, il palestra.”
“…si il palestra, Franco. Te l’ho raccontate tutte no, anche quando mi metteva il nastro che si usa per i pacchi regalo attorno al collo o quando mi ha voluto distesa sulle scale del suo appartamento nuda a testa in giù per fare finta che…”
Laila rimase in silenzio, l’altra cameriera, una stagionale con la maglietta troppo stretta per quel che aveva davanti, stava prendendo dal vaso accanto a loro delle foglioline di menta.
Ci fu un istante di imbarazzo, poi la ragazza sorrise e se ne andò, con in mano menta sufficiente per fare almeno trenta mojito o giù di lì. Povera piantina.
“Stava origliando?” Chiese Nico.
“Oh, ben per lei. Comunque, io te l’ho raccontato, anche della storia del cacciavite, e tu? Tu non mi hai detto che hai l’appartamento libero su tutti e tre i lati?”
A quell’uscita Nicoletta rise di gusto.
“Sì, sì, va bene, il concetto è chiaro,…” si mise a parlare sottovoce avvicinandosi al viso di Laila. “…lo do e mi piace un sacco,…” Per poi concludere, mentre arrivava Camilla col conto. “…ma preferisco il metodo classico.”
“Oh, anche io!” S’intromise la cameriera. “Anche io, sì sì.”
Le due al tavolo la guardarono interdette.
“Parlavate di spumante vero?”
“Sì, sì, dello spumante e della schiuma, di quell’effervescenza che senti dentro.”
Sorrisero.
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