Capitolo 6 – una festa non come tante

Dopo qualche settimana passata a cercare di star dietro ai corsi di inglese imposti a lavoro, tra l’altro la sera, Nicoletta aveva preso a frequentare alcuni membri del gruppo di studio, sporadicamente. Di tanto in tanto, succedeva il giovedì di solito, prendevano un aperitivo insieme e poi, dopo qualche chiacchiera tutti a casa, perché la giornata successiva sarebbe stata dura.
Succedeva anche che in quel periodo Nico avesse da smaltire un po’ di ferie arretrate e niente da fare così, una sera, parlando con l’insegnante di inglese madre lingua, una tipa dai capelli biondo cenere cortissimi e dall’accento italiano un po’ strano, avesse sentito di una festa interessante in una villa lì nei dintorni, il martedì successivo. Una roba che sarebbe proseguita sino all’alba a quanto pareva; sempre l’insegnante, Cleo si chiamava, le domandava se voleva andare con lei, perché non conosceva bene la strada, avrebbe guidato lei tanto non beveva, troppo. Gli invitati potevano chiamare qualcuno e Cleo, che non sapeva chi portare, aveva scelto lei per simpatia a pelle.
Parlava in fretta Cleo, con quel suo accento da film che faceva tanto turista inglese in Italia. Alla fine aveva accettato, non poteva tirarsi indietro e deludere la tipa, anche se dopo aver detto sì s’era già pentita.
Venerdì era arrivato finalmente, e Nicoletta si era concessa una buona serata di ozio, culminata con un po’ di faccende personali e con una scappata serale alla piscina della palestra, giusto per fare due vasche.
Stava finendo di asciugarsi negli spogliatoi, guardò l’ora, le venti, tra mezz’ora la palestra avrebbe chiuso, pensò. Non era tardi, poteva sentire Laila, domandare cosa combinava, se voleva passare da lei e se martedì era libera. L’idea di andare con Clio alla festa, non la convinceva. Quelle feste erano sempre un buco nell’acqua, gente troppo ben vestita e piena di sé che si voleva solo fare ascoltare.

Compose il numero dell’amica.
“Ciao.”
“Pronto Lalla? Come stai?”
“Fono raffreddada…”
“Che hai combinato?”
“Ma niende, sniff, cioè… E’ colpa dua!”
“Ecco. E come avrei fatto?”
“L’altra sera ho delefonado a Mimmo, con l’idea della doccia, di farlo in doccia,…” Sghignazzò. “…Divertente però m’è venuto il raffreddore.”
“Ma non hai usato l’acqua calda?”
“Fì Fì, sniff, ma dopo un po’ mi faceva caldo e comunque sono rimasta tutta la sera con i capelli bagnadi.”
“Va bè allora niente vado da me. Rimettiti”
“No no, che mi volevi dire?”
“Che fai martedì sera?”
“Ahm, non faprei, che hai in programma?” Tirò rumorosamente in su col naso.
“Mmm se stai così.”
“Dimmelo dai dai, magari poi di do buca!”
“Ci sarebbe una festa, per la fine del nostro corso di inglese. Tu non c’entri niente lo so, ma ogni invitato può portare un amico, nel mio caso un’amica.”
“De lo dico, domenica, perché adeffo non saprei proprio…”
“Ok ok, rimettiti e fammi sapere. Ciao.”
“Ciao.”

Riattaccò e pensò a Mimmo che l’imboccava non solo con il cibo per tutto quel week end… e che non si sarebbe limitato a quello, come sempre. Si sarebbero sposati loro malgrado? Mah, no forse no. Di sicuro prima o poi la loro storia di gran trombate sarebbe finita, e sarebbe stato un bene, per la salute di Mimmo soprattutto!
Squillò il telefono, Cleo, ah già, aveva il numero.
“Ciao, pronto?”
“Ehm, ciao, allora ecco ci troviamo da me alle otto e mezza di sera, che poi andiamo su alla festa, tu parcheggia che poi ci penso a tutto io. Oh, mi hanno detto che c’è un dress code da rispettare.”
“Un dress code?”
“Oh, sì, bisogna essere un minimo formali e, preferibile se le donne indossano la gonna.”
Nicoletta che già aveva poca voglia, ne ebbe ancora meno, però dire no adesso era impossibile. Mentalmente sfogliò il catalogo del proprio armadio; la minigonna nera, la camicia bianca e la biancheria a contrasto potevano andare? Mmm Forse la gonna grigia un po’ da segretaria con l’altra camicie…
“Nicoletta sei ancora lì?”
“Ah, sì. Va bene, tutto chiaro.”
“Allora a martedì, baci baci.”
Click.

Arrivò sotto casa di Cleo in anticipo, parcheggiò abbastanza vicino da non far troppa strada col tacco da combattimento, come lo chiamava lei e si incamminò. Aveva un po’ esagerato con la camicetta, quella che aveva scelto faceva risaltare la V tra i seni. Non contenta c’aveva messo anche il profumo giusto là in mezzo e quindi, inconsciamente o no, voleva la guerra.
La casa era un palazzo di fine Ottocento, con le finestre alte, bordate di granito e con il grande portone di legno borchiato di ottone.
Suonò al campanello, anche lui di ottone di Cleo Erdings, che nome! Vabbè che nome poteva avere un’insegnante di inglese, inglese.
“Nicoletta? Chiedo scusa, sono un minuto in ritardo. Sali pure, sto al secondo piano.”
La serratura elettrica del ingresso scattò ed il grosso portone si scostò di un paio di centimetri. Con non poco sforzo Nico lo spinse e passò all’interno di un androne parimenti imponente e con al centro un ascensore di quelli in ferro battuto, con le ante a soffietto che si devono chiudere a mano.
Arrivata al secondo piano sentì l’inconfondibile rumore dell’asciugacapelli; mi sa che era arrivata veramente presto o meglio, che Cleo era un ritardo. Varcò la soglia di ingresso e mosse qualche passo dentro un corridoio lungo dieci metri, sul quale si aprivano varie porte.
“E’ permesso? Cleo?”
La ragazza inglese si affacciò appena dalla porta del bagno.
“Entra pure. Fa come se fosse casa tua.”
Qualche istante dopo sentì piedi nudi camminare di fretta nel corridoio, armadio aprirsi, sbattere di grucce.
“Un attimo e sono da te. Anzi mi dai un aiuto? Puoi venire qui?”
Nico arrivò alla stanza dove era Cleo, che in biancheria osservava due diversi abbigliamenti. Leggermente imbarazzata Nicoletta notò che Cleo non era male. Si forse le cosce erano un po’ grosse ed il sedere più piccolo del dovuto per essere proporzionato, che aveva delle belle spalle e non tanto seno.
“Ah, fa vedere come sei vestita?”
Cleo osservò l’altra.
“Wow, che belle tette hai Nicoletta.”
Era diretta, la professoressa.
“Gra, ehm grazie.”
Ora che Cleo si era voltata notò, Nicoletta, che il reggiseno era di quelli in stile uncinetto, con tanto di capezzoli più o meno visibili e che le mutandine erano un tanga sottile, dietro, quanto davanti. L’inglese era depilata per portare quel genere di indumento che si appoggiava delicato sulla vagina, disegnando il contorno delle labbra e del clitoride.
La fissò per qualche istante di troppo, ma era impossibile non farlo; ecco ora era in imbarazzo.
“Ah, ti piace?”
La domanda raggelò Nicoletta
“Ehm, sì.”
“Me lo sono fatto fare per i sedici anni, ma ora non mi dice più molto.”
Indicava e parlava del tatuaggio, aveva una serie di stelline di dimensioni crescenti dall’anca sinistra fino giù; la stellina più grande spariva – ma non troppo – nelle mutandine. Nico non l’aveva notato, era rimasta interdetta per la facilità con cui Cleo si mostrava sostanzialmente nuda davanti ad un’estranea, o forse erano solo sue seghe mentali. In fondo in palestra, in piscina, non lo faceva anche lei con le altre, sconosciute, presenti?
Terminò di vestirsi, indossando una maglietta bianchissima, annodata sulla schiena, che lasciava intravedere il reggiseno e buona parte della schiena, quindi una gonna a vita bassa bianca anche questa, abbottonata sul dietro, che lasciava intravedere le anche.
Se voleva distogliere l’attenzione dalle cosce forse un po’ piene, c’era riuscita. Era uno splendore col caschetto biondo. Cleo sorrise.
Lo squillo del campanello interruppe quel momento.“Ma chi sarà? Non aspetto nessuno.”
Fece Cleo.
“Ah! Ecco, volevo dirtelo. Ho invitato una persona. Ti spiace?”
Cleo ebbe un momento di incertezza, in cui il sorriso calò un attimo. Andò al citofono. “Scendiamo.”
Cleo prese un coprispalle e uscirono. Mentre l’ascensore scendeva, Nicoletta pensò che prima poteva parlarne con Cleo, in fondo era stata lei ad invitarla e, anche se poi le aveva detto che poteva chiamare una persona, non sapeva se poteva farlo anche lei; già perché se la festa era per la fine del corso, non l’aveva saputo al corso? La guardò, l’altra al momento era impassibile.
Quando furono in strada, l’insegnante inglese vide Laila, con i capelli mossi, una maglietta attillata, una gonnellina e degli stivaloni scuri. Stava bene, quel mix di parti femminili montate a caso che era il suo corpo, in quel momento era proprio bello. Il raffreddore era ovviamente sparito.
“Ciao, sono Laila, ma chiamami Lalla.”
“Oh, lo farò.”
Le diede due bei baci sulle guance, erano quasi alte uguali. Il sorriso di Cleo si era riportato al livello iniziale, un bel sorrisone.
Nicoletta fece sedere al posto davanti l’amica, la villa non era troppo lontana, mezz’ora nemmeno di viaggio, ma in quella mezz’ora Cleo e Lalla non la smisero di parlare; beh meglio così, a lei restava il compito di fare da navigatore. Già, navigatore, l’auto di Cleo ne aveva uno gigantesco al centro del cruscotto, lo aveva notato quando inserita la chiave nel quadro, era apparso un bel welcome e le classiche scritte di non usarlo mentre si guida. Forse era guasto.
Arrivarono in fretta e bene, la villa era bella ed illuminata da lampade soft, drappi rossi e fiaccole, però!
Dopo aver parcheggiato tra vetture di vario genere, nessuna particolarmente lussuosa, ma certo non utilitarie, le tre ragazze salirono i gradini che portavano all’ingresso, dove un’inquietante tizia dagli occhi di ghiaccio, in abito da sera, aprì loro la porta.
“Ciao Cleo, benvenute. Nicoletta vero?”
“Si, e lei è Laila.”
Per un attimo Nicoletta non l’aveva riconosciuta; la donna, Sara, era al corso con loro: una collega di un ufficio distaccato, che aveva sempre nascosto il proprio aspetto dietro un guardaroba dimesso da “dopo-palestra” e capelli sempre legati a crocchia.
Laila sorrise e stampò due bei baci affettuosi all’algido ghiacciolo, che incredibilmente si sciolse e le accompagnò mano nella mano con Cleo nel salone principale.
Entrarono subito nel vivo anche grazie a Cleo e non solo, Laila era lanciata e aveva già imparato a mente il nome di tutti gli altri. C’erano sei uomini e, a parte loro, Sara e basta. Alla fine era perfetto, un buon terreno di caccia.
Nicoletta adocchiò subito uno dei tipi, interessante, parlava poco e non a sproposito, era carino ma soprattutto sembrava forte.
“Mi accompagni in bagno?”
Era Cleo. Così su due piedi Nico non seppe dire di no.
“Certo.”
Arrivarono ad uno dei bagni del primo piano, bello, rifinito in marmo bianco con due lavabi. Era stato riadattato a bagno per più persone, probabilmente prima che la villa diventasse un luogo da affittare per eventi… Già ma chi aveva pagato? Cleo passò per prima ed entrò in uno delle porte che celavano i Wc, Nico la seguì. In effetti poteva approfittare e darsi una ravvivata ai capelli.
Era lì presa a sistemare il naso quando apparve nello specchio Cleo, dietro di lei ad un passo. Quasi le prese un colpo, sembrava apparsa dal nulla. Era così vicina che poteva sentirne il calore.
“Posso? Se vuoi fare colpo su qualcuno di loro, dovrai soffrire un po’.”
“In che senso?” Stava per girarsi.
“No non ti muovere, fidati.”
Cleo le tirò su i capelli, quindi le passò un nastro rosso sul collo, legandolo stretto appena sopra la gola e lo fissò con un fioco.
“Ecco, ora sei un bel regalo.”
“Respiro appena.”
“Oh, vedrai ne sarà valsa la pena.”
L’inglese dal caschetto la fece voltare, tenendola per i fianchi. Nicoletta era arrossita sotto le guance mentre l’altra la scrutava da vicino.
“Profumi,…” Le disse. “…peccato che sei tutta etero. Lo si capisce, tu vuoi essere penetrata a morte da un maschio.”
Il cuore di Nico ebbe come un colpo. Non era come subire una avance pesante da un uomo, Cleo era stata dolce e sensuale, ma aveva anche ragione, lei voleva un uomo.

Rientrarono dagli altri, mentre Lalla stava tenendo banco da sola, come ritornarono tra i divanetti, uno degli uomini la adocchiò, il “suo”. Con calma la ragazza arrivò ad uno dei tavoli dove c’era qualche tartina, l’altro la raggiunse.
“Prego.” Le offrì un bicchiere con del vino.
“Ah, grazie.”
“Non avevo notato il fiocco. Avevo visto il collo, ma non il fiocco.”
“Se vuoi puoi guardarlo bene.”
Si versò da bere anche lui.
“Ma questo qui cos’è? Una sorta di party di fine corso?”
“Ah, no, no è offerto dall’azienda che ha organizzato i corsi, per i docenti e per le persone del gruppo di lavoro; la nostra azienda insomma.”
“Oh, quindi io sono l’unica… Cliente?”
L’uomo sorrise.
“Sì tu e la tua amica siete le uniche non della ditta, il resto sono tutti insegnanti oppure personale amministrativo della scuola.”
“Anche Sara?”
“Oh, sì, anche lei… Lei è un’osservatrice.”
La guardarono, non perdeva una parola che usciva dalla bocca di Laila.
“Ti chiami?”
“David.”
“Piacere Nicoletta.”

Erano rientrate con Cleo alle cinque e venti, Laila era sul divanetto posteriore spaparanzata e addormentata. Non si era accorta di avere la camicia malmessa e di lasciare in bella vista il seno destro che usciva dalle coppe preformate del reggiseno.
Avevano bevuto e ballato un po’ con gli altri, poi David e Nicoletta avevano preso un po’ di aria camminando nel giardino. Tra loro cera tensione erotica, avevano parlato del suo collo di quanto per lei il collo fosse importante e della schiena, del fondoschiena… Si era lasciata massaggiare il collo, tutto il tempo che erano rimasti appartati, con gusto.

“Allora, l’idea del nastro alla gola?”
“Ottima, ti devo un favore.”
“Ricambierai, non mi scappi!”
Disse Cleo con un sorriso accennato.
“Grazie dell’invito. La festa era per voi della scuola ho saputo.”
“Sì, c’era il responsabile di area. Ma potevo invitare chi volevo, e l’ho fatto.”
“Chi era?”
“Sara.”
“Ma pensa, l’osservatrice.”
“Oh si, le piace tanto osservare,…” Disse maliziosamente Cleo. “…e a te come è andata la passeggiata in giardino?”
Nico ripensò al giardino e a David, avevano camminato per un po’ finendo in penombra, scambiando qualche parola su cosa facevano nella vita, su cosa volevano; aveva scoperto che era di quasi dieci anni più giovane, ma poco importava.
Ad un certo punto lui le aveva accarezzato il fiocco, Nico lo aveva sentito eccitarsi, lo aveva lasciato fare, poi si era voltata e l’aveva baciato furtivamente, premendosi contro di lui che le aveva passato le mani, forti, tra i capelli, trattenendola. L’aveva fermato solo per non andare oltre. Era finito lì. Non voleva spingersi oltre, in fondo chi era quel tizio?
“Direi che è andata abbastanza bene, David è molto simpatico.”
Cleo fermò la macchina. “Eccoci.” Erano arrivate.
Nicoletta slacciò la cintura scese e guardò l’amica distesa dietro. “Mi aiuti a trascinare fuori dall’auto Lalla?”
Cleo rise. “Eh, anche lei, non si è accorta di quanto è affascinante suo malgrado. Anche lei ha bisogno di yards and yards di…”
“Di cazzo!” Concluse la frase Nico.
Risero di gusto mentre Lalla si risvegliava rendendosi conto di avere il petto seminudo
“Oh, mi si vede una tetta.”
“Tranquilla, qui ne abbiamo tutte almeno due!”
Lalla si stiracchiò scese, salutò Cleo con affetto e Nicoletta.
“Poi ci sentiamo?”
“Si Lalla. Dormi bene e manda un messaggio per dire che sei arrivata.”
“Si si mammina, domattina tanto entro tardi.”
Salì in auto e se ne andò. Restarono Nicoletta e Cleo.
“Non ti chiedo di salire.”
“Direi di no.”
“Notte cara studente Nicoletta. Ah, ma com’è che Laila aveva un succhiotto sul collo, ci hai fatto caso?”
“No.”
Si abbracciarono, Cleo le riprese il laccio slegandolo dal collo di Nicoletta.
“Questo lo riprendo io, ah ti ha lasciato un po’ il segno.”
Prima di andarsene Nico si sentì in dovere di ringraziarla ancora.
“Grazie e, a presto. Mi è piaciuto stasera… Anche le tue stelle.”
Cleo sorrise ed entrò in casa.

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