Bocciolo nero, parte 2, la conclusione

yellow mark Ed ecco la seconda parte di Bocciolo nero, come sempre dalla penna di Violet, ovvero Rebecca de’ Marchis, eccovi Bocciolo nero

I boccioli di rosa non profumavano più. Da qualche tempo avevano
perso la loro essenza primordiale.
Ogni volta che Asia avvicinava alle narici il bocciolo che Lion le
aveva donato, la delusione la prendeva allo stomaco come una
brutta notizia.
In fondo era solo un fiore e i fiori, si sa, qualche volta non
profumano. Un po’ come la frutta, che se non cresce genuina, perde
il suo sapore naturale, il nettare delicato e la dolcezza antica.
Asia ne era certa. Quella fragranza che le ricordava i suoi primi
incontri con Lion, non sarebbe più tornata. Quello stallone, dal
cuore tenero ricoperto di scorza dura e rugosa, si stava
allontanando da lei.
E così era giunta la fine. Una fine attesa e indesiderata.
Asia era stesa sul letto, sul corpo ancora i segni della notte
appena trascorsa. Si alzò a sedere e osservò il proprio corpo allo
specchio. Il tempo non era stato clemente con lei: il viso
abbronzato e magro mostrava la sua età con piccoli solchi che si
irradiavano dagli occhi e dalle labbra con sempre maggiore
evidenza; il seno, un tempo alto e sodo, ora cedeva lievemente
sotto il peso di una prosperità che era stata la gioia di coloro
che ne avevano goduto; fianchi allargati dalla sedentarietà, gambe
piene e carnose, smagliature bianche e rosate, pelle arida e
capelli bianchi… fino ad ora Asia non aveva mai dato peso al
trascorrere del tempo, Lion non le aveva mai permesso di voltarsi
indietro, la sua presenza, la sua solarità le avevano fatto
credere per molti anni, che il tempo in cui si vive è solo quello
in cui si è, il presente, l’oggi. Non si era mai preoccupata del
passato e neanche del futuro.
Asia si alzò in ginocchio e divaricò leggermente le gambe, si
carezzò la morbida peluria e disegnò ogni curva con i
polpastrelli, risalendo fino ai capezzoli che stritolò
delicatamente. Duri e doloranti, risposerò subito alla
sollecitazione, irrigidendosi. Allungò una mano per prendere il
bocciolo, il piccolo dono di Lion, il fremente e delicato seme.
Era velluto sulla pelle del corpo e spine sui capezzoli. Lo spinse
in mezzo alle gambe dove sparì, celandosi, nelle profondità,
risucchiato dal desiderio e dal bisogno di amare ancora. In un
attimo lo sentì, potente, violento, stravolgente, come se Lion
fosse lì, come se dentro di lei divampasse un fuoco eterno. Ogni
sua fibra tesa solo alla percezione del piacere.
E poi in un attimo tutto finì, anche il suo amore, anche Lion.
Sapeva, perché ogni donna lo sa, che non l’avrebbe più rivisto né
amato. Sapeva perché ne era certa che altri avrebbero scaldato le
sue notti e preteso la sua bocca e il suo corpo.
Sapeva che avrebbe incontrato altri dei che le avrebbero mostrato
le spire dell’inferno e la luce del paradiso.
Sapeva e ne era certa che nessuno di loro le avrebbe mai più
donato un bocciolo nero di rosa.
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