Tiglio e melissa parte 2

Sahira apre la porta ed entra senza fare rumore. L’ingresso è in penombra. Si muove per le stanze con il passo di un felino. Neanche la polvere s’accorge del suo passaggio.
S’avvicina alle porte e ascolta. Sa che il suo Ramon è lì da qualche pare; la casa è pregna del suo odore.
La porta della camera da letto è socchiusa. L’attraversano parole sussurrate, intrecciate a gemiti e lamenti, baci, schiaffi sulla carne candida, respiri lunghi, poi brevi, attese forzate e rincorse verso il piacere.
Sahira spalanca la porta, che sbatte contro il comò. Ramon, coricato su Leila, impreca lanciano bestemmie a tutti gli Dei del mare. L’intruso ha interrotto il suo coito nel momento culminante. Si gira, con il membro a testa in giù sporco di sperma e gonfio di sangue, per ritrovarsi di fronte una bestia inferocita.
Sahira si getta su di lui afferrando il suo cazzo ancora caldo del ventre di Leila e lanciando insulti verso Ramon e verso la sua mania di scoparsi tutte le donne che incontra. Un ceffone la colpisce come uno sparo di fucile. Sahira vola a terra, sbattendo natiche e schiena sul parquet. Si alza come un’assatanata e si getta su Leila, afferrandola per i capelli. Ramon l’afferra per il collo e la solleva, soffocando tutte le parole amare che Sahira aveva in serbo per Leila.
«Cosa cazzo vuoi?»
«Cosa ci fa questa troia nel mio letto?»
Ramon stringe più forte. Sahira tossisce.
«Ramon, lasciala…»
«Mi dici cosa cazzo vuoi, Sahira?»
«E tu mi dici perché questa troia si sbatte come una mignotta sulla tua minchia?»
Le mani di Ramon stringono più forte, Sahira soffoca, Ramon stringe, stringe, stringe.
«Ramon, lasciala…ti prego».
Apre le mani di colpo e Sahira sbatte a terra con un tonfo sordo. La pelle livida, gli occhi in fuori, i conati di vomito. Sahira si alza piano e gli getta addosso una manciata di foglietti di carta. Ramon li raccoglie. Sono immagini, riprodotte con una normale stampate su carta A4, che non lasciano nessun dubbio sulla provenienza e sul fine. La sensazione che lasciano in chi le osserva è che Ramon sia il carnefice e Sahira la vittima.
Sahira si alza, si avvicina a Ramon e lo afferra per le braccia.
«Se non lasci questa puttana e torni da me, andrò alla polizia e gli farò credere che sei stato tu ad avermi procurato questo».
La ragazza si alza la gonna e mostra, sulle natiche nude color caffelatte, i solchi, rossi e incrostati di sangue rappreso, di profonde cicatrici.

«Ricordi quelle foto? Avevo paura che le facesse pubblicare o che mi denunciasse».
«Non l’avrebbe mai fatto, non sarebbe arrivata a questo».
«Forse no, ma… ho preferito evitare guai».
Ramon apre gli occhi, solleva la testa e la stanza comincia a rotolare su se stessa.
L’odore acre del sangue e il puzzo di escrementi non riesce proprio a dimenticarli. Forse i suoi occhi sì ed anche il suo sguardo terrorizzato. Anche le grida, l’orina che perde mentre corre, la carne acerba, la morbidezza delle labbra irrorate di sangue, la lama che penetra in mezzo alle tette, spegnendo quel sorriso turbato. Il sangue schizza ovunque, sulla vetrina, sul divano, sul tappeto. Sfila e rinfila il coltello e il cuore pompa gli ultimi respiri. Sangue sgorga dalla ferita come acqua sulfurea che rigurgita dalla terra. Due rantoli e Sahira muore. Rimane lì, per un tempo incalcolabile. In ginocchio in una pozza di sangue, a osservare spegnersi il ghigno sul volto di Sahira.
Ramon stringe Leila a sé. È stanco, sfinito, la testa gli ronza e non accenna a fermarsi. Il calore e il profumo di Leila, lì vicino a lui, sono il tonico più efficace del mondo.
Respira a fondo e la trascina su di sé.
In un istante si ritrova in un posto, dove luci chiare e luminose hanno preso il posto dei lampeggianti blu delle volanti, dove la quiete e il silenzio hanno zittito gli urli delle sirene, dove il profumo del mughetto ha coperto l’odore del sangue.
La voce di Leila è lontana, ne percepisce solo il colore, il velluto, il profumo. Crede di capire cosa stia facendo, forse si rende conto che è seduta su di lui. Non impedisce nulla, non è in grado. Lascia che sia Leila a fare ciò che deve, al posto suo.
E per miracolo ogni pensiero oscuro si cancella, ogni ricordo pesante si scioglie come neve al sole.
Di quei momenti Ramon non ricorderà nulla. Resterà solo una intensa sensazione di tenerezza a coprire il peso di quei ricordi.

[parte 1]

Se non vi basta, Rebecca ha scritto anche [Bocciolo nero] e [Violet].